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By Umberto Martuscelli of Cavallo Magazine (2000)
Avreste mai detto che possono esistere emozioni più forti di quelle che si provano su un bolide di Formula Uno lanciati a 300 all'ora sull'asfalto di un Gran Premio di Campionato del Mondo? Quando magari gli avversari incalzano, le curve e i rettilinei si susseguono in diabolica successione, addosso si ha una pressione tremenda e per un'ora e mezza si è soli dentro quell'angusto abitacolo...
Ebbene sì, emozioni più forti esistono: stando in piedi, fermi,
attaccati alla staccionata di un campo ostacoli. «Senza dubbio. In macchina la situazione l'avevo io sotto controllo, stava nelle mie mani, a meno di guasti tecnici: ma lì siamo nel campo degli incidenti e gli incidenti in Formula Uno sono talmente veloci che non si ha nemmeno il tempo di spaventarsi, ammettendo di uscirne... Non dico che correre non fosse emozionante, ma le emozioni le ho sempre controllate bene. Quando guardo le mie figlie in gara, invece, mi sento inerme, posso solo stare attaccato alla staccionata senza fare nulla. Una tensione altissima, mai provata prima. I piloti adesso sono loro... ».
Riccardo Patrese, padovano, 45 anni, parla stando seduto in scuderia. Ma
in questa scuderia non ci sono meccanici e lubrificanti, carburanti e
motori: i profumi sono quelli della paglia e del truciolo, i rumori
quelli dei cavalli che soffiano perché è l'ora della profenda.
«In maniera del tutto casuale. Un'estate a Cortina, in vacanza, Beatrice
e Maddalena (gemelle oggi quattordicenni, n.d.r.) sono andate a fare una
passeggiata a cavallo e da lì è cominciato tutto. Direi quattro anni fa,
più o meno... Però, il primo vero contatto con il cavallo risale a molto
prima. Una mia nipote, infatti, montava e aveva cercato di coinvolgermi
in questa sua passione: è finita che lei ha cominciato a fare le gare
con l'Alfa Romeo... ».
«Eh sì, anche se le cose sono andate
piuttosto velocemente. Tornate da quella vacanza, Beatrice e Maddalena
hanno cominciato a montare alla Scuola Padovana di Equitazione; prima
con i soggetti della scuola, poi abbiamo comperato una cavalla che ha
fatto da "maestra" a loro e anche a me. Poi ci siamo impegnati di più
per essere competitivi, ovviamente nella categoria frequentata dalle
ragazze. Così ci siamo messi nella condizione di avere più cavalli, per
poterli alternare. Sono quindi arrivati Orient Express, un belga di 9
anni, e Tagir, russo di 15. Poi è arrivata Eolia du Garem, francese nata
nel '92, e infine un mio amico ha pensato di regalarmi due puledri
ungheresi di 5 anni: con loro c'è da lavorare molto, ma è un regalo e,
visto che siamo in tema, a caval donato...».
«Alla Scuola Padovana di Equitazione
abbiamo avuto Piero Ferraro che ha messo a cavallo le bambine dando loro
la prima impostazione. Una volta terminato il programma della fascia
brevetti e ottenuto il primo grado ci siamo trasferiti nella scuderia di
Marcello Carraro (la Scuderia del Santo, alle porte di Padova, n.d.r.)
sotto la guida tecnica di Massimo Maggiore».
«Direi di sì. Nel '98 Maddalena è stata ottava nel Campionato d'Italia
della sua categoria a Castelvolturno con Orient Express e quarta nel
campionato regionale; nel '99 nel campionato regionale Beatrice ha vinto
con Tagir e Maddalena è arrivata seconda con Orient Express. Poi ancora
Beatrice con Tagir è andata ai Giochi della Gioventù con il Veneto e si
è piazzata terza sia a squadre sia individuale. Insomma, i risultati mi
sembrano buoni».
«Beh, spero sia un aiuto. Io da parte mia
cerco di mettere a loro disposizione la mia esperienza per cercare di
avere una buona organizzazione, presupposto indispensabile per qualunque
pratica sportiva a livello agonistico. Sono un novellino nel mondo
dell'equitazione, però sacrificio, concentrazione, applicazione sono
presupposti comuni a qualunque sport. Come padre sono un tifoso, è
chiaro, vorrei che loro vincessero sempre, ma so bene che non è
possibile».
«Beh, è uno sport bellissimo, tanto che
mi ci sono appassionato anch'io. Ho trovato la possibilità di instaurare
un buon rapporto con l'animale-cavallo, al di là della pratica sportiva
in se stessa. Grazie a Maddalena e Beatrice ho potuto constatare quanto
sia impegnativo montare a cavallo seguendo un programma di crescita
tecnica e agonistica: lo sport equestre è duro, ci vuole gran passione e
disponibilità al sacrificio. Solo gli anni a venire diranno se le mie
figlie potranno diventare brave e continuare, visto che al momento si
trovano ancora nella fase del grande entusiasmo iniziale».
«Francamente non lo so, non conosco ancora bene l'alto livello dello
sport equestre. Io so solo che in Formula Uno c'è il massimo
dell'organizzazione: nella programmazione di una macchina che deve
nascere, a livello di team intendo, ogni minuto è scandito con assoluta
precisione. Per quel poco che ho potuto constatare di persona non mi
sembra che la stessa cosa accada nello sport equestre, quanto meno al
livello frequentato dalle mie figlie: sia nella preparazione dei binomi,
cosa ovvia del resto, visto che si ha a che fare con esseri viventi e
non con pezzi meccanici; sia nell'organizzazione dell'attività
agonistica, con orari che non si riescono mai a sapere in anticipo, gare
cancellate o posticipate all'ultimo momento, un calendario agonistico
che all'inizio dell'anno è sempre in forse».
«Eh, non è un problema piccolo. In
effetti da quello che ho visto credo che questo sia uno tra gli sport in
assoluto più cari in circolazione, e questo non è positivo per la
divulgazione. Quando poi andiamo ai livelli massimi è inarrivabile per
un privato "normale". E anche per chi in qualche modo riesce ad avere un
certo ritorno in termini di immagine, pubblicità, promozione non c'è
equilibrio, perché i costi sono davvero sempre molto più alti di
qualunque ritorno possibile». «Sì, senza dubbio, anche se però a un certo punto è sicuramente difficile andare avanti. O sei tanto bravo e qualcuno ti affida i cavalli, oppure... Al di là di questo io vedo che per le mie figlie l'equitazione rappresenta qualcosa di davvero importante. Lo sport è già valido di per sé perché uno sta bene fisicamente, in questo caso per di più sta a contatto con la natura e con i cavalli; l'agonismo inoltre aggiunge stimoli per la formazione della personalità. Insomma, una scuola di vita che per i giovani si rivelerà utilissima più avanti. Quando si arriva ad alto livello nello sport equestre il discorso agonistico diventa complicato: perché non basta essere bravi, ci vuole anche il cavallo all'altezza. In altri sport se tu sei bravo emergi perché sei tu e basta: qui no, e se non hai le risorse per andare avanti da solo rischi, a malincuore, di doverti fermare. In questo senso la Formula Uno è simile: chissà quanti grandi campioni non sono mai emersi perché nessuno li ha mai messi in condizione di farlo... Ecco, possiamo dire così: nell'equitazione come nella Formula Uno il talento non è sufficiente per diventare campioni». Ritratto Di Un Campione Si racconta
così il campione veneto:
© Cavallo Magazine - Article added in October 9 2002 |