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By Alessandro Stefanini of Autosprint (1982)

(Article provided by Michel Sterrenberg)


Patrese difende la legittimità della sua vittoria

«Nessuno mi ha spinto, giuro»

Riccardo Patrese ha vinto la 40. edizione del GP di Monaco. L'inno di Mameli squilla nell'aria del Principato dove i tantissimi italiani presenti che erano esplosi in un grandioso applauso quando pochi minuti prima era andata in testa la Ferrari di Pironi, erano poi impazziti di felicità nel conoscere l'eccezionalità dell'impresa di Patrese: Riccardo era il primo italiano a vincere il GP di Montecarlo con la F1 nel tempi recenti. Scorrendo infatti il palmares di Montecarlo si nota che nel 1952 Giannino Marzotto aveva iscritto per ultimo il suo nome in quella che era una gara riservata alle vetture di Formula Sport. Sul podio, Patrese è di una felicità incontenibile.

«Non ci credo ancora, forse stanotte non dormirò, sono troppo felice. Dovete capirmi. Sono tanti anni, tante volte che ho avuto l'opportunità di vincere in F1 ma mai e poi mai questa soddisfazione mi era stata concessa. Per vari motivi, ed anche questa volta stava per succedere. Dovevo pur rompere il ghiaccio, pareggiare il conto con la sfortuna che per tante volte mi ha accompagnato. Anche in F3, qui a Montecarlo non ero andato bene, sono 7 anni che conosco il circuito ed anche questa volta stavo per comportarmi come un bambino».

- Cosa è successo per il testa coda?

«È proprio di questo che voglio parlare. A Montecarlo so benissimo che con le prime gocce di pioggia la pista diventa come un fondo ghiacciato, molto infido, che non permette errori anche minimi. Appena le prime gocce sono apparse sul parabrise e sulla visiera ho rallentato, andavo quasi a passo d'uomo. Più fermo di così non si poteva. Invece ecco che è successo il testa coda. Lo sapevo e mi sono arrabbiato veramente tanto... Stavo imprecando maledicendo, mentre armeggiavo per rimettere in moto la vettura. Poi dei commissari mi hanno tolto solo dalla posizione pericolosa, tirandomi, non spingendomi. Poi la discesa, la vettura che si muoveva, l'opportunità di ripartire, almeno quello: il motore si è acceso, ed ho ripreso. Il dopo mi sembra veramente un sogno».

- Cosa hai provato quando hai visto fermi Pironi, e de Cesaris?

«Pensavo d'avere davanti qualcuno, forse Rosberg o Daily, poi l'incredulità per la vittoria. Pensate, domenica scorsa ho vinto con la Lancia per la prima volta con questa vettura, oggi vinco la mia prima gara di F1. Ho rotto il ghiaccio con la vittoria!».

- Prost ti ha facilitato con il suo ritiro?

«Di certo lui era irraggiungibile. Aveva poi dei problemi sulle gomme posteriori, doveva stare molto attento a non aumentare le loro sollecitazioni per non degradarle in modo irreparabile. Già in parteza ho dovuto rinunciare ad una posizione perché in questa condizione la trazione delle Michelin è maggiore rispetto alle Goodyear. Poi ho tentato d'attaccare chi mi stava davanti, ma le gomme mi davano sovrasterzo».

- Ad un certo punto Pironi ti ha molto avvicinato, poi nei doppiaggi è rimasto attardato.

«Pironi non ha mai rappresentato per me un problema. Posso dire piuttosto che ho fatto la corsa più bella della mia carriera, una corsa sempre al massimo di quello che poteva dare la vettura, soprattuto le sue gomme. Ho commesso solo un errore, quello di essere stato troppo prudente. Sinceramente però pensavo che più piano di così non si potesse andare. Per fortuna sono riuscito a rimediare. Mi sarei accontenteto anche di un secondo o terzo posto invece mi hanno ridato quello che mi ero guadagnato sul campo. Domenica sono a correre in Germania con la Lancia, ci vorrebbe un altra vittoria».

- E pensare che ci si meravigliava che tu avessi corso con il motore aspirato mentre Piquet aveva il turbo.

«Una scelta del team. Non certo della mia volontà. Sono contento per tutta la gente che ha lavorato per me e che mi ha datto fiducia».

© Autosprint - Article added in April 25 2003