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Articolo di Autosprint (1991) Ciao a tutti. Prendete questo scritto come fosse una cartolina, una cartolina dalle coste dell'Estoril, terra di Portogallo, terra promessa per tanta gente, anche per me, che mi chiamo Eusebio, vengo dal Mozambico, un tempo colonia di questo paese, oggi stato indipendente con un sacco di problemi. Forse vi è già capitato di sentir parlare di me, perché da un paio d'anni, quando la Formula Uno si presenta all'Estoril, io vado a svolgere qualche lavoretto per questo o quel team. L'altro anno stavo alla Minardi. Stavolta bazzicavo nei dintorni della Williams... Che volete che vi dica? Sono ancora esterrefatto. Perché io ero lì, proprio lì, a pochi metri dalla zona del misfatto, a pochi passi dal luogo del delitto. Il delitto che penso abbia negato a un innocente il riconoscimento più bello, il titolo mondiale. Insomma, è accaduta una cosa semplicemente incredibile. Il mio amico Mansell (dico amico perché nei giorni delle prove mi strizzava l'occhio, magari mentre io stavo lucidando una scatola di bulloni) stava largamente e meritatamente vincendo la corsa. Non c'era discussione: la sua macchina era nettamente superiore alla concorrenza e semmai l'unico problema poteva venire dall'italiano che corre con Nigel, il buon Riccardo. Però Patrese, che si era guadagnato una pole maestosa nelle prove del sabato, utilizzando guarda caso il muletto dell'inglese, è un bravissimo ragazzo, uno che sa stare al suo posto. E quindi aveva deciso di non ostacolare il compagno. Perciò Mansell aveva virtualmente conquistato 10 punti preziosissimi, una grossa spinta per lui verso il titolo mondiale. Quando l'ho visto entrare ai box per cambiare le gomme, pensavo si trattasse di una semplice formalità. Sbagliavo. Ma come potevo prevedere quel che è successo, quel che hanno combinato quei balordi di meccanici? Non si è mai vista una cosa del genere. O comunque io non ricordo proprio di averla vista. Mansell si è fermato. Hanno iniziato a togliergli le gomme. Hanno inserito quelle fresche. A un certo punto un tizio ha alzato un braccio. Doveva toglierselo, perché quella sua segnalazione ha indotto all'errore il signore che reggeva il cartello. Così Mansell ha ricevuto l'ordine di partire e non è che ci abbia ragionato sopra, ha agito come doveva, ha pigiato il piede sull'acceleratore. Un instante dopo, mi sono accorto dell'irreparabile. Aveva una ruota in meno! Una scena agghiacciante, per tutti quelli che vogliono bene alla Williams, per tutti quelli che tifano Mansell e, in assoluto, per quelli che pensano che macchina e pilota migliori debbano ovviamente vincere la gara. Purtroppo, quella di Nigel non è, invece, la miglior squadra. Certe disavventure possono capitare, ma alla Williams capitano un po' troppo spesso. Come diceva Agata Christie? Allora, una coincidenza è soltanto una coincidenza. Due coincidenze sono soltanto due coincidenze. Tre coincidenze, invece, sono un indizio. E Mansell ha pagato ben più di tre volte le indecisioni e le incertezze della sua scuderia. Mi dispiace, davvero. Perché così qui in Portogallo il mondiale è finito ed è finito in maniera ingloriosa. Mansell è sì ripartito dai box, quando gli hanno sistemato la ruota: ha rimontato, ha recuperato, sarebbe senz'altro riuscito ad andare ai punti. Però la giuria gli ha esposto la bandiera nera e sebbene io non sia pratico di regolamenti debbo dire che la decisione era sinceramente indiscutibile. Evidentemente questa terra, la mia terra d'adozione, non porta buono all'inglese. Ricordo che, nel 1989, ero ai box della Minardi e mi capitò di assistere a quella formosa retromarcia di Nigel, allora ferrarista, al momento del cambio gomme. Lo squalificarono pure quella volta, però lui tirò dritto e buttò fuori Senna, facendogli perdere il mondiale. Si dice che il destino paghi i debiti: nel 1991, Mansell e la Williams il mondiale a Senna gliel'hanno fatto vincere. Per questo capisco che gli uomini della squadra inglese non fossero tanto contenti, quando Riccardo Patrese ha tagliato per primo il traguardo. Non per l'italiano, che come ho già raccontato è un buonissimo ragazzo. Il fatto è che il successo di Patrese non cancellava il vero significato della gara, il vero valore dell'ordine di arrivo: Senna ha conquistato il titolo, Mansell lo ha perduto. Niente da obiettare sulla bravura del sudamericano, che tra l'altro qui da noi gode di una straordinaria popolarità, perché per ovvie ragioni, compresa la lingua comune, un brasiliano è un mezzo portoghese e un portoghese è un mezzo brasiliano. Però sarebbe stato meglio se il successo di Ayrton non fosse dipeso da un evento fortuito. All'Estoril, prima della gara, Senna ha fatto sapere che rimarrà alla Mc Laren pure nel 1992. E che doveva fare? Capisco che gli italiani abbiano addosso la voglia di portarlo alla Ferrari, però dovete essere realisti. Scusate, ma perché Senna dovrebbe venire a Maranello? Ma le avete viste, le Ferrari? Prost si è ritirato abbastanza presto e comunque aveva già spiegato che è tutta questione di grana, cioè quelli della Fiat spendono troppo poco per la ricerca. Alesi è rimasto in lizza fino alla fine, ma lo si è notato più che altro per la fatica che ha fatto a tener dietro Martini. Va bene che sulla Minardi è installato lo stesso motore Ferrari, però dovrebbe esserci una grossa differenza di prestazioni tra una Rossa e una monoposto dei miei amici romagnoli. Invece non è così. Almeno, non è stato così in Portogallo. E Senna dovrebbe venire a guidare una macchina che fatica a precedere la Minardi? Ma via, toglietevi certi grilli dalla testa. Parere di osservatore: alla squadra rossa manca la serenità. C'è troppa tensione, troppo nervosismo, troppe facce cupe. Un anno fa, qui in Portogallo, accadde il finimondo, tra i ferraristi, ma almeno erano i più forti e in fondo la rissa in partenza tra Prost e Mansell era l'indiretta conseguenza di una superiorità che portava al conflitto due piloti tanto bravi e tanto famosi. Adesso, invece, in Ferrari litigano e vanno piano. Difficile immaginare una situazione peggiore ed è difficile anche ipotizzare una reazione in tempi brevi. Mi accorgo, quasi alla fine della mia cartolina maxi, di aver dedicato poche righe al capolavoro di Patrese. Resta vero quanto ho raccontato, cioè che la Williams ha vinto la corsa ma ha perso il mondiale. Però Riccardo è un fenomeno ed è giusto dargliene atto. Dicevano fosse finito, non so quanti secoli fa. E invece eccolo qui, eccolo qui a lottare per la pole con Senna e Mansell, eccolo conquistare il primo posto in griglia con una macchina che non conosceva e poi di nuovo protagonista in gara. Protagonista per la sua lealtà nei confronti del compagno di squadra e poi per la disinvoltura con la quale è andato a vincere una gara che resterà nella memoria della gente, forse più per quanto è accaduto ai box. Patrese avrebbe diritto, un giorno alla incoronazione. Ci riuscirà, forse, all'alba del Gran Premio numero 300. Ma è già potenzialmente un campione del mondo.
© Autosprint - Article added in February 21 2004 |