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(Article
provided by Michel Sterrenberg) Il tribunale ha assolto con formula piena il Padovano e Restelli dall'accusa di omicidio colposo per il tragico incidente di Monza '78
L'11 settembre del
1978 lo svedese Ronnie Peterson, pilota della Lotus, perse la vita all'ospedale
milanese di Niguarda in seguito alle grave lesioni riportate il giorno
prima in un incidente al via del GP d'Italia a Monza. Tre anni dopo,
mercoledì 28 ottobre, Riccardo Patrese e il direttore di corsa Gianni
Restelli sono stati assolti dall'accusa di omicidio colposo e lesioni
gravi dai giudici della sesta sezione del tribunale penale di Milano,
dove è stato celebrato il processo.
Patrese e Restelli
erano stati rinviati a giudizio al termine dell'inchiesta giudiziaria
avviata dalla magistratura subito dopo il tragico incidente di Monza. Il
primo, in base alle documentazioni filmate e fotografiche e alle accuse
di alcuni colleghi, era accusato di aver provocato l'incidente con una
manovra azzardata, che aveva mandato la Mc Laren di Hunt a sbattere
contro la Lotus di Peterson e quindi a schiantarsi contro il guard rail.
Peterson venne estratto dalla vettura in fiamme con gravissime fratture
alle gambe e il giorno dopo fu stroncato da un'embolia gassosa, mentre
Vittorio Brambilla, pure coinvolto a sua volta nella «carambola», versò in gravi condizioni per alcuni giorni per poi guarire
completamente. Patrese fu quindi «punito» dai suoi
colleghi impedendogli di partecipare al GP USA Est di quell'anno. Restelli era invece
accusato di aver favorito l'imbottigliamento delle vetture al termine
del rettilineo di partenza dando il via quando le macchine in fondo allo
schieramento non erano ancora ferme Mercoledì scorso, in
tribunale, il pubblico minístero Armando Spataro ha chiesto otto mesi
di reclusione con la condizionale per il pilota padovano e l'assoluzione
«perché il fatto non costituisce reato» per Restelli. Alla fine i giudici,
dopo appena sette minuti di riunione in camera di consiglio, hanno
emesso il verdetto: assoluzione piena di entrambi gli imputati per non
aver commesso il fatto. Applausi in aula e abbraccio della mamma a
Riccardo. Il processo era
iniziato in mattinata con le deposizioni dei testi (assente James Hunt
che in fase di istruttoria era stato il più feroce accusatore di
Patrese) fra cui, oltre a quelle degli stessi Patrese e Restelli e di
Brambilla, ha avuto notevole importanza quella del commissario CSAI
Alberto Librizzi, che dalla torre Fiat aveva potuto assistere da vicino
a tutto l'incidente e che ha scagionato il pilota italiano. Patrese, durante la sua
deposizione ha detto: «Nella mia testimonianza, riportata a
verbale, ho spiegato come avvenne la partenza. La mia macchina era
pressoché ferma. Non so quanti secondi siano passati tra l'apparire
della luce rossa e l'apparire del verde. Comunque, allo scattare del
verde io sono partito. Sono partito bene. Ero in sesta fila. Hunt,
davanti a me, ha invece avuto una cattiva partenza ed è rimasto
sorpreso. E'insoma scattato meno bene di me. Effettivamente io ho
scartato sulla destra, superando la linea bianca. Io non potevo
arrestare la mia vettura, per non tamponare Hunt. Una manovra del genere
avrebbe potuto significare grossi guai per quelli che ci seguivano. Mi
sono affiancato alla Mc Laren di Hunt e lo stavo sfilando gradualmente
sulla destra. Una volta superatolo in maniera completa, e visto che a
sinistra non c'era nessuno, mi sono riportato sulla sinistra, là cioè
dove non c'eranno ostacoli ed ho riattraversato la linea bianca che
avevo superato in fase di avvio. Confermo di aver superato Hunt di una
vettura e che tra me e lui c'era uno spazio di almeno due metri. Quindi
io avevo il diritto di assumere la traiettoria. Ero infatti davanti a
lui che avrebbe dovuto prevedere, a norma di regolamento, il mio
comportamento e regolarsi di conseguenza. Aggiungo che non esiste
articolo che non si deve superare la linea bianca. Le linee bianche
servono solo per indicare la pista. Insomma, la linea bianca è li per
l'omologazione. Ricordo anche che la linea bianca veniva regolarmente
superata all'uscita della curva parabolica. Nel 1979, lungo quella linea
bianca sulla linea di partenza hanno poi messo dei coni di segnalazione». Come testimune a favore
dell'accusa era invece presente Arturo Merzario, che ha dichiarato di
aver visto bene la manovra compiuta da Patrese subito dopo il via e che
fu questa ad innescare la serie di collisioni. Il pomeriggio è stato
occupato dalle deposizioni congiunte dei periti d'ufficio e dei
consulenti di parte. Del collegio dei periti facevano parte Cesare
Fiorio, l'ex pilota Paul Frére e i tecnici Giovanni Dini, Giovanni De
Rio e Carlo Doniselli: di questi, solamente Dini era favorevole a una
condanna di Patrese, mentre gli altri hanno sostenuto che al momento
dell'incidente la Arrows di Patrese sopravanzava quella di Hunt (dopo
averla superata sulla destra oltrepassando la linea bianca che delimita
la pista) e che il suo rientro è stato effettuato con una traiettoria
retilinea, senza brusche variazioni. Inoltre Patrese, sempre secondo i
periti, aveva il diritto di scegliere la traiettoria trovandosi davanti.
In precedenza il PM aveva chiesto la ricusazione di Cesare Fiorio in
quanto questi si era pubblicamente espresso contro il rinvio a giudizio
ed inoltre era stato DS di Patrese alla Lancia; ma il presidente della
corte, dottor Petrelli, ha respinto la richiesta. La requisitoria del
pubblico ministero è durata un'ora e 42 minuti: Spataro ha incentrato
le sue accuse sul fatto che Patrese aveva superato la famosa linea
bianca compiendo una violazione del regolamento: «Nessuno è
così ottuso - ha detto il PM - da definire Patrese responsabile di una
violazione come un qualsiasi utente della strada. Però se una
violazione della legge sportiva provoca un evento che prevede l'apertura
di un procedimento penale, la magistratura non può non intervenire.
Come magari nel caso di un pugile che colpendo sotto la cintura provoca
il ferimento del suo avversario. Colpire sotto la cintura è violazione
della legge della boxe e pertanto la magistratura interviene».
Spataro ha quindi chiesto per Patrese la condanna a otto mesi con la
condizionale, premettendo che «Patrese deve rispondere di
determinati reati ed è oggi un pilota diverso dal 1978. Un pilota che
l'anno venturo militerà in un team di avanguardia e ci si augura che la
sua attività possa andare avanti. Purtroppo è imputato di omicidio
colposo. Credo che per lui si possano invocare le attenuanti generiche
anche per l'estrema correttezza tante volte dimostrata e per le
particolari circostanze che lo coinvolsero quel giorno a Monza». Di Restelli,
chiedendone l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato, il
pubblico ministero ha invece detto: «Nessuna scusante per lui.
La scelta di azionare il semaforo in anticipo è stata una scelta
colpevole. Il regolamento non solo non gli dava facoltà di agire così,
ma gli vietava espressamente di fare quello che ha fatto». Sono seguite le repliche degli avvocati difensori e infine, come abbiamo già
detto, la sentenza assolutoria per entrambi gli imputati. L'accusa, dal
canto suo, non è ricorsa in appello e il processo, quindi, non avrà «code». Un triste capitolo della storia delle corse si
è chiuso definitivamente.
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Autosprint - Article
added in December 25 2002 |