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By Oscar Orefici of Autosprint (1982)

(Article provided by Michel Sterrenberg)
 

Sulla pista, olio e acqua; nel motore poca benzina

Le folli emozioni degli ultimi tre giri

Ecco come ai box hanno vissuto il finale di questa incredibile corsa: Renault, Ferrari, Alfa, Brabham a turno hanno urlato di gioia e di rabbia

Sembrava un film, non una corsa. Neanche il celebre John Frankenheimer, il regista di «Grand Prix», il più classico lungometraggio che mai sia stato realizzato sulla formula 1, avrebbe potuto immaginare un finale incredibile come quello che ha già consegnato alla storia dello sport la quarantesima edizione del Gran Premio di Monaco. A cinque minuti dalla conclusione della gara, in tre giri, circa dieci chilometri, è successo veramente di tutto.

La corsa, fino a quel momento dal punto di vista spettacolare era stata piuttosto deludente, a parte le battute iniziali in cui Alain Prost aveva effettuato due perentori sorpassi ai danni di Giacomelli e Patrese. Dopo il ritiro di Arnoux non era successo più nulla. Soltanto attesa per un colpo di scena. Ma a tre giri dalla fine i giochi sembravano fatti. Nessuno aveva tenuto conto, però delle condizioni della pista. L'asfalto, già reso insidioso dall'olio perso dalla Williams di Daly, per la pioggia che ormai cadeva con una certa insistenza in alcuni punti del circuito, si trasformava in una «patinoire», dove meglio avrebbero figurato delle graziose pattinatrici in una gara per la medaglia d'oro olimpica piuttosto che delle vetture dalla potenza mostruosa quali sono le attuali monoposto di formula 1.

La prima vittima delle condizioni anomale in cui si stava disputando la parte finale della corsa era Alain Prost. Colui che è definito il «Jackie Stewart degli anni 80» commetteva un errore che forse lo scozzese avrebbe evitato. Nel corso del 74. giro, al momento di doppiare Surer; all'uscita della chicane perdeva il controllo della sua Renault. La macchina carambolava come impazzita fra i due guard-rail che delimitano la pista.

Ai box della Brabham esultavano: Patrese sembrava avviato a conquistare il suo primo successo in formula 1. Ma anche alla Ferrari non nascondevano una certa soddisfazione per un secondo posto estremamente significativo. Ma quando il pilota padovano transitava davanti agli stand della scuderia del cavallino, Mauro Forghieri, rivolto ad una vasta platea, gridava «Patrese deve avere dei problemi al cambio!»

Un rabbioso urlo di gioia si levava appena qualche attimo dopo ancora dai box Ferrari. Nel piccolo monitor appoggiato alla balaustra metallica appariva l'immagine di Patrese che andava in testa-coda, fermandosi alla curva dell'Hotel Loews. Per lui, la corsa sembrava finita. Adesso era Pironi a condure, seguito a distanza di sicurezza da Andrea de Cesaris. Il pilota francese passava poi ad andatura non sostenuta sul rettilineo d'arrivo, indicando con una mano il motore. Mancava però appena un giro. La vittoria, e che vittoria! sembrava ormai certa.

«Ancora un paio di minuti di sofferenza ed è fatta»; mormorava Marco Piccinini. Ma Pironi, atteso per il trionfo non appariva! Allora ha vinto de Cesaris? Si domandano ai box gli addetti ai lavori. Ma anche il pilota dell'Alfa non compariva. È primo de Angelis, si abbracciavano quelli della Lotus. Ma quale de Angelis, replicava il clan dell'Alfa.

Poi sui monitor appariva con insistenza un «primo» della Brabham di Patrese. Alla Brabham era festa grande. Cos'era accaduto? Semplice: i commissari di pista avevano spinto la vettura dell'italiano per spostarla da un punto pericoloso della pista. «Era sulla traiettoria ottimale», diranno in seguito gli organizzatori in sala-stampa. Favorito dalla spinta e dal circuito in discesa, Patrese era riuscito ad accendere nuovamente il motore e ad avviarsi verso il suo primo e clamoroso trionfo.

Delusione alla Ferrari, con Pironi costretto all'abbandono sotto il tunnel, ad appena un chilometro e mezzo dalla vittoria, con il motore muto, forse per la mancanza di benzina. Rabbia anche all'Alfa in quanto per qualche istante soltanto anche de Cesaris è stato primo. Il romano infatti, senza benzina si fermava alla «curva del portiere» un battito di ciglia dopo lo stop di Pironi. E Daily pensava bene dopo essersi toccato con Alboreto, di concludere la sua corsa contro il guard-rail della Rascasse.

Sarebbero saliti in quattro sul podio: Patrese, certamente primo: de Cesaris, Pironi e de Angelis, spinto al cospetto di Ranieri da Colin Chapman, il quale era convinto che il suo pilota fosse giunto terzo. Mentre Riccardo urlava al cielo la sua gioia, si diffondeva la voce che sarebbe stato squalificato perché era ritornato in gara grazie alla spinta dei commissari. Ci si chiedeva, allora, se la Ferrari avrebbe presentato reclamo. No, niente proteste ufficiali. Lo stesso Pironi avrebbe dichiarato: «Squalificare Patrese sarebbe stata un'enorme ingiustizia. La sua vittoria è amplamente meritata».

Con queste parole da vero sportivo del ritrovato Didier, si è concluso definitivamente la più folle edizione di quella che è stata definita, e non a torto, la corsa-roulette. Una logora espressione che, una volta tanto, si è dimostrata valida.

© Autosprint - Article added in April 17 2003